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Varese, Milano, Napoli

Il rapporto con il peso nei Disturbi del Comportamento Alimentare: sottopeso e sovrappeso

lunedì 12 aprile 2021 - 15:47

Per le persone che vedono se stesse attraverso la lente di un DCA, il peso è un'entità che può avere un'importanza molto grande. Enorme.
Spesso, a dare il La alla malattia è proprio il peso come riflesso della massa delle forme corporee. Il peso in un DCA è, per definizione, troppo alto e rappresenta l'adipe in eccesso più di ogni altra cosa.

Il peso misura l'ingombranza, lo spazio abusivamente occupato dal corpo.

 

Dal punto di vista clinico, una persona sottopeso si definisce come "di peso inferiore al 90% del suo peso ideale". In medicina, per stabilire il limite tra fisiologico e patologico, sono fondamentali gli intervalli di riferimento (ex "valori normali") ovvero numeri che indicano in che punto di grigio si colloca una data misurazione.

 

Dunque, anche per il peso corporeo esistono dei range, per adulti e bambini, che la medicina utilizza per orientarsi. Questi ampi intervalli mettono in relazione il peso con l'altezza (risultante dell'operazione matematica: peso/altezza2) della persona, ottenendo un numero che viene chiamato BMI (Body Mass Index) o IMC (Indice di Massa Corporea).
Una persona con BMI inferiore a 18,5 è da considerarsi sottopeso, con sfumature di lieve, moderato o grave. Una persona con BMI tra 18,5 e 24,9 rientra nell'intervallo del normopeso, quando questo numero è superiore a 25 siamo in presenza di sovrappeso. Da 30 in poi vi sono i diversi gradi di obesità: lieve, moderata, grave. Questo indicatore ha un utilissimo valore statistico, tuttavia, non è detto che sul singolo individuo funzioni perfettamente.

 

Il corpo umano è un organismo complesso che consta di diversi comparti i quali, per semplicità, possono essere raggruppati in: acqua intracellulare, acqua extra cellulare, massa magra (ossa, organi, muscoli), massa grassa (essenziale e di deposito). Ognuno di questi comparti vive due vite: una a sé stante e una in concerto con gli altri comparti, con i quali vige una vicendevole influenza.

 

 

Un DCA fa sì che il peso, sia quando aumenta sia quando diminuisce, venga percepito come il numero che determina la quantità di grasso (inteso come tessuto adiposo) acquisita o perduta. E non è così. O non è necessariamente così.
L'eccessiva preoccupazione per il peso porta le persone affette da DCA a misurare frequentemente il loro peso, anche più volte al giorno, per controllare se sono ingrassate o dimagrite. Tuttavia, il peso di un corpo vivo è la risultante di tutti i processi che avvengono in ognuno dei comparti precedentemente descritti. La maggior parte delle fluttuazioni fisiologiche giornaliere o settimanali del peso sono legate all'unico comparto in grado di cambiare significativamente in breve tempo: l'acqua corporea. A differenza dello stato di idratazione, la massa magra e soprattutto la massa grassa, cambiano nel lungo termine (settimane o mesi).

 

 

La percezione distorta del proprio corpo e del cibo che si ha nel piatto, viene chiamata dispercezione ed è conseguenza dell'alterazione (passeggera nei DCA) di alcune delle reti neuronali che consentono al cervello di sintetizzare ed interpretare le informazioni visive relative al proprio corpo.
Tali meccanismi alimentano la grassofobia che accompagna i disturbi alimentari restrittivi (anoressia nervosa e bulimia nervosa) e corrobora l'idea ossessiva che tutto quanto di edibile venga introdotto, possa costituire di per sé o diventare grasso in accesso.

 

E' fondamentale sapere che la malnutrizione, in un circolo vizioso con la psicopatologia, gioca un ruolo fondamentale nel mantenere attiva l'ossessione nei confronti del peso, del corpo e del cibo.

 

 

Fonti:
- Linee di indirizzo nazionali per la riabilitazione nutrizionale nei disturbi dell'alimentazione. Quaderno del Ministero della Salute n.17 ISSN 2038-5293
- Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali V, American Psychiatric Association
- Body weight concerns: Cross-national study and identification of factors related to eating disorders, da Silva 2017
- Overvaluation of body shape/weight and engagement in non-compensatory weight-control behaviors in eating disorders: is there a reciprocal relationship? Tabri 2015

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