Psicologo Napoli
Varese, Milano, Napoli

Relazioni e affetti alla prova del COVID-19

martedì 14 aprile 2020 - 11:03

 

a cura del Dott. Salvatore Di Costanzo

 

 

 

Il coronavirus che alla fine del 2019 si è diffuso in Cina, precisamente a Wuhan nella provincia di Hubei, si è espanso rapidamente in tutto il globo, costringendo i diversi paesi a mettere in atto misure restrittive per poter contrastare la pandemia. Il virus ha costretto milioni di persone a restare a casa, a dover rinunciare alla propria vita, ai propri affetti e alle proprie relazioni, esso ha trasformato il mondo così come lo conoscevamo. Le strade sono vuote, i bar, i ristoranti e tutti i luoghi in cui era possibile "consumare" degli scambi sociali sono chiusi, il virus ci ha costretti a un non felice isolamento. Sentimenti come solitudine, tristezza e angoscia sembrano aver preso il sopravvento sulla vita psichica di ogni individuo.

Proprio queste emozioni negative però richiedono uno spazio sociale in cui possano essere elaborate e gestite, la relazione tra due persone permette lo sviluppo di una regolazione affettiva sincronizzata accrescendo la capacità di auto-regolazione di ogni membro della coppia (Fonagy, 2019). Attraverso lo scambio fisico, reale, tra due o più persone è possibile elaborare tutte quelle tensioni e affetti che sfuggono alla nostra coscienza ma che attraverso il nostro corpo si impadroniscono della relazione (Schore, 2008). Il coronavirus, questo nemico invisibile, ha eliminato la possibilità che questo scambio interpersonale fisico possa avvenire tra le persone, mai come ora l'uomo è chiamato a una rinuncia dolorosa, una rinuncia che rischia di scardinare anche il significato stesso di essere umano, in quanto quest'ultimo trova esistenza attraverso le relazioni sociali. I legami interpersonali ci definiscono, ci permettono di costruirci un'identità, un senso del sé che può essere facilmente smarrito se il contesto sociale viene a mancare.

 

 

Vicini ma a distanza

 

L'essere umano, per sua natura, è spinto da motivazioni e affetti conflittuali, in accordo con la psicoanalisi relazionale si potrebbe dire "paradossali". Il paradosso è un elemento intrinsecamente umano, dal momento in cui ogni persona è costretta a confrontarsi con aspetti di sé in contrasto tra loro, ad esempio il bambino sperimenta il paradosso tra il voler essere indipendente e il bisogno di dipendenza nei confronti del proprio genitore, un tipo di paradosso che molto spesso si ripete anche all'interno dei rapporti romantici. Il paradosso mette in scena una dialettica non risolvibile, esso rimane un dilemma aperto che deve essere accettato così com'è, attraverso un processo di negoziazione, però, è possibile imparare a vivere con i lati opposti del paradosso.
Secondo Jessica Benjamin (Barsness, 2018), accettare il paradosso vuol dire contenere, piuttosto che risolvere, le contraddizioni e mantenere la tensione tra elementi considerati fin qui antitetici. La capacità di negoziare il paradosso è legata allo sviluppo di un dialogo interiore in cui i molteplici schemi del sé trovano espressione e una forma d'integrazione.
In modo drammatico la pandemia rende ancora più tangibile la natura paradossale dell'uomo, in quello che potremmo definire il paradosso del "vicini ma lontani". Da un lato troviamo un stato del sé che vuole instaurare legami sociali, mentre dall'altro troviamo uno stato del sé che, conscio della pericolosità degli scambi relazionali, cerca di distanziarsi dalle relazioni. Purtroppo, questo paradosso è reso ancora più forte dal fatto che le emozioni penose, come il senso di solitudine, l'angoscia, la tristezza ecc., rafforzano entrambi i poli della dialettica vicinanza-distanza.
Ad esempio, una persona angosciata molto spesso è incline a ricercare contatti sociali affinché tale angoscia risulti sollevata dallo scambio interpersonale. In modo paradossale, l'angoscia scatenata dal COVID-19 può da un lato incrementare il bisogno di avere contatti sociali, ma allo stesso tempo può far aumentare la necessità di distanziarsi, isolarsi, per poter non essere contagiati. Le relazioni vengono così viste sia come fonte di regolazione affettiva sia come fonte di pericolo. La stessa cosa avviene in modo simile nei contesti di violenza domestica, in cui ad esempio il bambino è costretto a relazionarsi con una madre che è fonte di protezione ma allo stesso tempo fonte di abusi fisici.
Dal punto di vista pratico le cyber relazioni sembrano essere la via maestra per poter negoziare il paradosso vicinanza-distanza.

 

 

 

 

Affetti, corporeità e cyber relazioni

 

Oggi giorno attraverso internet è possibile creare a distanza quello spazio sociale indispensabile in cui è possibile elaborare e regolare i vissuti emotivi legati alla pandemia. Specificamente attraverso videochiamate e webinar è possibile costruire un contenitore virtuale in cui si può essere vicini rimanendo distanti. In realtà, però, la negoziazione del paradosso vicinanza-distanza, attraverso l'utilizzo di internet, ha un prezzo legato alla perdita di vissuti corporei fortemente emotivi che non è possibile sperimentare attraverso un computer o uno smartphone.
Gli scambi sociali tra esseri umani veicolano messaggi corporei fortemente emotivi, la sfumatura affettiva contenuta nelle sensazioni viscerali provocate da un contatto fisico vengono minimizzate, se non addirittura perse, attraverso l'uso di sistemi di comunicazione a distanza. Alcune emozioni prima di essere verbalizzate vengono fiutate dai nostri corpi, dai nostri sensi.
Secondo il neuropsicologo americano Allan Schore (2008, 2010), il lato destro del cervello è legato allo sviluppo della regolazione affettiva e della comunicazione non verbale degli affetti attraverso il corpo. Per l'autore la comunicazione affettiva è principalmente mediata dal lato destro del cervello attraverso il corpo, attraverso i sensi, facendo riferimento a tutti quegli elementi non verbali della relazione che permettono di dare uno tono emotivo ai legami sociali. Senza il cervello destro i nostri discorsi, le nostre parole, non sarebbero altro che dei ragionamenti astratti, cognitivi, senza alcuna tonalità affettiva.
Mettendo in atto modalità di comunicazione a distanza siamo costretti a rinunciare a gran parte della comunicazione affettiva non verbale, è il nostro prezzo da pagare per risolvere il paradosso vicinanza-distanza. Le cyber relazioni, che da un lato ci permettono di rimanere in contatto, di sentirci vivi in qualità di esseri sociali, dall'altro ci impongo la rinuncia a elementi essenziali nella comunicazione affettiva, e così senza saperlo ci ritroviamo di nuovo all'interno di un altro paradosso.
L'individuo è un essere essenzialmente incarnato, dal momento in cui le sue memorie affettive si inscrivono nel corpo, attraverso forme di scambi preverbali e non verbali. All'interno di uno spazio sociale la corporeità rappresenta un elemento imprescindibile della comunicazione affettiva.


Il lato positivo

 

In questo tragico evento che ha colpito la popolazione mondiale è possibile rintracciare un lato positivo? Un elemento di potenzialità? In effetti, se ci si ferma a riflettere un attimo, lo spazio sospeso che in modo artificiale il coronavirus ha creato, può rappresentare un momento in cui ognuno di noi può riscoprire vecchi hobby, può far emergere nuovi talenti o semplicemente può essere sorpreso da alcuni aspetti della propria famiglia ignorati fin ora.
La vita frenetica che la società liquida impone al uomo, molto spesso, non permette l'instaurarsi di spazi in cui è possibile riflettere e elaborare i propri vissuti emotivi, ma soprattutto non permette di vivere i legami familiari. La famiglia è stata una di quelle istituzioni che ha subito maggiormente le trasformazioni della società moderna, essa ha perso i propri confini, le proprie regole, è stata stravolta e "sgretolata" in piccoli frammenti.
Il COVID-19 ha creato uno spazio sospeso in cui la famiglia diventa il nuovo perno della vita sociale dell'individuo, i legami familiari diventano di nuovo i protagonisti della vita psichica, essi permettono la regolazione delle emozioni negative generate dalla condizione stressante della quarantena. Ma il COVID-19 ha anche costretto diverse donne e bambini a dover isolarsi in contesti familiari violenti, costringendoli a dover vivere uno stress ancora maggiore.

 

 

In questo spazio sospeso è possibile riflettere su alcuni legami conflittuali instaurati con le proprie figure genitoriali, avvicinarsi magari maggiormente a un genitore e scoprire quante cose è possibile condividere insieme, creare uno spazio creativo del noi, in cui si ricostruisce un'identità familiare, magari per diversi anni nascosta o tenuta sepolta dei ritmi frenetici della vita attuale. È possibile anche confrontarsi con sé stessi e scoprire aspetti di sé nuovi, a cui non si era mai data molta attenzione e importanza.
Lo spazio sospeso dalla quarantena può essere considerato come un'area transizionale in cui è possibile, in modo creativo, dar voce a spazi potenziali in cui reinventarsi, un luogo inedito dove è possibile dar forma a nuove modalità di essere.
Il lato "positivo" della quarantena è sperimentato però soprattutto dalla natura che, approfittando dell'isolamento dell'uomo, si sta pian piano riappropriando di ciò che le spetta di diritto: la Terra. Così bistrattata e danneggiata dall'uomo moderno.

 

 

 

 

Bibliografia

 

Barsness, R.E. (2018). Competenze cliniche nella psicoanalisi relazionale. Roma: Giovanni Fioriti Editore.
Bateman, A., & Fonagy, P. (2019). Mentalizzazione e disturbi di personalità. Una guida pratica al trattamento. Milano: Raffaello Cortina Editore.
Schore, A.N. (2008). La regolazione degli affetti e la riparazione del sé. Roma: Astrolabio Ubaldini.
Schore, A.N. (2010). I disturbi del sé. La disregolazione degli affetti. Roma: Astrolabio Ubaldini.

 

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